Campus Storia e Geografia

Lo sapevi che? La spada di Damocle

15 Maggio 2017

La spada di Damocle

Questa espressione idiomatica indica un pericolo che incombe incessantemente su una persona, in particolare quando l’assunzione di un ruolo di potere o di grande responsabilità provoca la perdita di serenità e sicurezza, per il timore di minacce esterne o di improvvisi e repentini cambiamenti della sorte.  

Le sue origini risalgono al IV secolo a.C. e sono legate alla figura di Damocle, un personaggio leggendario: le sue vicende furono narrate in un’opera, andata perduta, dello storico Timeo di Tauromenio (l’odierna Taormina, in Sicilia), vissuto tra il IV e il III secolo a.C.

L’aneddoto di cui fu protagonista Damocle è giunto fino a noi nella versione tramandata dal filosofo e oratore latino Marco Tullio Cicerone. Nel V libro delle Tusculanae disputationes egli sosteneva che la felicità degli esseri umani non era assicurata dalla ricchezza e dal potere, ma dalla virtù: la vicenda di Damocle fu utilizzata dal filosofo proprio per dimostrare che «non ci può essere felicità, se si è sempre costretti ad avere paura».

Secondo la tradizione, Damocle era un membro della corte del tiranno di Siracusa, Dionisio il Vecchio (430-367 a.C.). In quel periodo la città siciliana era molto potente: dominava quasi tutta l’isola (tranne la parte nordoccidentale, in mano ai Cartaginesi) e la corte del tiranno fu rifugio di importanti intellettuali, tra i quali famosi filosofi, come l’ateniese Platone e Aristippo di Cirene.

Dionisio era dunque molto rinomato per la sua ricchezza e il tenore elevato della sua vita: nel racconto tramandato dal Cicerone Damocle ne esaltava il potere e l’abbondanza dei suoi averi, fino a considerarlo come l’uomo più felice di tutti i tempi. Per confutare questa affermazione, Dionisio propose a Damocle di provare direttamente in prima persona questa presunta felicità, concedendogli di vivere per un giorno secondo le sue consuetudini: lo fece dunque sdraiare su un letto d’oro,  servito da stuoli di schiavi pronti a rispondere a ogni suo comando e a servirgli cibi raffinatissimi e prelibati, circondato da un lusso sfrenato e da ogni comodità.

Proprio mentre Damocle stava gustando pienamene questa felicità, Dionisio fece appendere sopra la sua testa una spada, sospesa solo per un sottilissimo crine di cavallo, che da un momento all’altro avrebbe potuto spezzarsi. Damocle comprese subito che la felicità che aveva assaporato era costantemente minacciata e che le ricchezze e l’autorità di Dioniso non potevano garantirgli l’incolumità dai numerosi nemici che attentavano al suo potere: chiese perciò al tiranno di lasciarlo andare via, rifiutando per sempre quella che in precedenza considerava come una vita “fortunata”.

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