Campus Storia e Geografia

Lo sapevi che? Le fatiche di Sisifo

17 Marzo 2016

Le fatiche di Sisifo

Sìsifo è un personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo, re dei venti Eolo, e fondatore della città di Corinto.  

Era rinomato per la sua astuzia, che l’aveva reso protagonista di numerosi episodi. Per ottenere una sorgente perenne per la sua città dal dio dei fiumi, Asopo, Sisifo gli aveva rivelato che sua figlia era stata rapita da Zeus: questi, come punizione, gli mandò contro Tanato, il dio della morte,  ma Sisifo, dopo averlo fatto ubriacare, lo incatenò, eliminando così la morte dal mondo degli esseri umani per un periodo di tempo.  

In seguito il dio della guerra, Ares, liberò Tanato e fece precipitare Sisifo nel regno dei morti. Con un’altra astuzia, però, egli riuscì a convincere gli dei a farlo tornare in vita: Sisifo aveva infatti ordinato a sua moglie di non seppellirlo, ma fece passare questa scelta come un oltraggio compiuto dalla sua consorte, a cui doveva porre rimedio. Gli dei gli concessero dunque tre giorni per disporre la propria sepoltura, ma egli contravvenne agli accordi. L’intervento di Ermes risolse la situazione, riportando definitivamente Sisifo negli inferi.  

Come punizione per tutti i suoi stratagemmi, attraverso i quali aveva ripetutamente deriso gli dei, Sisifo su condannato per l’eternità a spingere, dai piedi alla cima di un monte, un enorme masso, destinato a rotolare di nuovo non appena raggiunta la vetta.  

Il mito dell’infinita e inutile scalata di Sisifo è entrato dunque nel linguaggio comune con questa espressione, le “fatiche di Sisifo”, che indica uno sforzo continuo senza risultato e che fu utilizzata dal filosofo Albert Camus per esprimere l’assurdità dell’esistenza umana.

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