Campus Storia e Geografia

Lo sapevi che? Fare gli auguri

19 Gennaio 2016

Fare gli auguri

In occasione delle festività o delle ricorrenze più importanti nella vita delle persone che ci sono vicine siamo soliti utilizzare varie espressioni di augurio, che dimostrano il nostro affetto nei loro confronti.

L’origine del termine “augurio” risale al mondo romano: deriva dal verbo augere, che significa “accrescere”, “arrecare prosperità e benessere”. Augusto, per esempio, fu il soprannome attribuito al primo imperatore, Ottaviano (27 a.C. – 14 d.C.), perché si credeva che fosse in grado di assicurare fortuna e prosperità al popolo romano.

Augures (cioè àuguri) erano inoltre chiamati i sacerdoti che, fin dalle origini di Roma, avevano il compito di osservare il volo degli uccelli per trarne auspici (nome che deriva da aves specere, “osservare gli uccelli”), cioè per interpretare la volontà degli dei.  In base alle caratteristiche e alle direzioni delle loro evoluzioni nell’aria, oppure ai tipi di versi che emettevano, i sacerdoti traevano infatti indicazioni e presagi per le attività sulle quali si chiedeva un discernimento: in pratica gli auguri stabilivano se l’impresa per cui erano stati consultati poteva avere esito propizio o sfavorevole. Come riporta lo storico latino Tito Livio, nessuna decisione importante per lo Stato romano, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, poteva essere condotta a termine senza aver prima consultato gli auguri.

Questa tradizione era probabilmente di derivazione etrusca, ma identiche pratiche divinatorie erano diffuse anche nell’antica cultura greca.

In passato, dunque, gli auguri si limitavano a stabilire se un’impresa poteva essere favorita oppure contrastata dagli dei, mentre oggi “fare gli auguri” ha soltanto un’accezione positiva, più vicina alle origini etimologiche del termine: la si usa infatti per “augurare” felicità e prosperità alle persone alle quali li rivolgiamo.

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