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Ottocento In Francia (e in Europa), 1789-1815: il nuovo sovrano e la sua voce plebiscitaria.

05 Giugno 2017

In Francia (e in Europa), 1789-1815: il nuovo sovrano e la sua voce plebiscitaria.

di Enzo Fimiani

Il 20 giugno 1789 il Terzo stato e parte del clero, riunitisi nella sala della Pallacorda, stringono un giuramento che apre una strada decisiva, instaurando il riconoscimento del principio “una testa, un voto”: si passa così dal suffragio per ordine (nobiltà, clero, Terzo stato) a quello per singoli componenti.

Questa posizione trova le sue premesse su due piani: uno teorico, con decenni di riflessioni, ipotesi, scambi intellettuali che avevano preparato il terreno (anche) al plebiscitarismo; l’altro pratico, riconducibile all’esperienza delle ex colonie d’Oltreoceano divenute Stati Uniti d’America. Il 1788, infatti, aveva visto l’utilizzo di voti “popolari” durante il processo di approvazione della nuova Costituzione statunitense.

“Può forse dirsi che tutto si avviò con un giuramento, il 20 giugno nella sala della Pallacorda. Quella promessa, che la potente iconografia rivoluzionaria avrebbe immortalato in un famoso quadro di David di un paio d’anni dopo, ci riguarda. Ciò non solo per un ovvio motivo simbolico, visto che essa in qualche modo segnò una svolta nelle settimane di avvio dei rivolgimenti rivoluzionari sprigionati dalla convocazione a Parigi, dopo quasi due secoli dall’ultima volta, dell’adunanza dei tre stati nei quali era divisa la società francese; ma anche perché introdusse in forma definitiva nell’agone pubblico un principio da allora in sostanza, almeno formalmente, inderogabile, e alla base tra l’altro pure delle pratiche plebiscitarie europee.”

Tratto da «L’unanimità più uno». Plebisciti e potere, una storia europea (secoli XVIII-XX)

 

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