Campus Storia e Geografia

Guerre, dittature e totalitarismi del Novecento L'autentica impostura. Giorgio Perlasca e gli eroi dell'ambasciata di Spagna nella Budapest occupata

15 Ottobre 2015

L'autentica impostura. Giorgio Perlasca e gli eroi dell'ambasciata di Spagna nella Budapest occupata

di Arcadi Espanda

«Scrivere poesie dopo Auschwitz è un atto di barbarie» sosteneva il filosofo Theodor W. Adorno. Un assunto talmente severo da avere per i posteri il sapore dell'anatema. L'Arbeit macht frei dei campi di concentramento e gli stermini di massa evocano nell'immaginario comune la barbarie nazista e l'orrore della storia. Come può la coscienza storica collettiva convivere con questa ferita ancora così recente? La condanna 'senza se e senza ma' si accompagna alla memoria di chi si è opposto al regime e si è adoperato per salvare centinaia di deportati da una morte certa.

Uno di questi eroi recenti è l'italiano Giorgio Perlasca, commerciante italiano, adepto del fascismo italiano e uomo di fiducia dei fascisti di Spagna. Trasferitosi in Ungheria, prende le distanze dalla politica razziale nazista e dall'alleanza dell'Italia con la Germania. Qui, dopo l'allontanamento dell'ambasciatore di Spagna Ángel Sanz Briz, si autodesigna rappresentante diplomatico spagnolo e in virtù del suo finto-ruolo riesce a salvare migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati nelle 'case protette' lungo il Danubio.

Sulla figura di Perlasca si incentra il libro di Arcadi Espanda, che la reinterpreta in una chiave di lettura inusuale. È vero che parlare del nazismo è barbaro quanto il nazismo stesso proprio perché le parole non bastano a spigarne l'aberrazione, ma è davvero necessario individuare nelle azioni di chi si è adoperato a favore dei deportati una sorta di archetipo d'uomo in grado di redimere l'umanità dai suoi stessi errori? Esistono davvero nella storia i buoni in valore assoluto? O è la storia stessa a essere pervasa da una contraddizione di fondo, così come i suoi protagonisti?

Nelle pagine che ti proponiamo, così come nel libro nel suo complesso, l'autore cerca di contestualizzare con lucidità, e attraverso testimonianze e documentazioni, l'operato dell'eroe italiano, un autentico impostore.

«Fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso Perlasca non era nessuno. Sarà una conversazione tra dame in un salotto di Berlino e l’inesorabile effetto di Schindler’s List che gli conferirà un’epica e un nome.»

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