Campus Scienze umane

Sociologia Le concezioni del lavoro

18 Aprile 2017

Le concezioni del lavoro

di Pier Paolo Bellini

Se in epoca antica e medievale il lavoro era privo di valenza positiva – essendo riservato allo schiavo e, nella migliore delle ipotesi, non essendo altro che un mero mezzo di sussistenza – nella concezione odierna, frutto di lente modificazioni nella coscienza collettiva, esso assume anche valore in sé: in un contesto in cui le necessità vitali appaiono garantite, il lavoro si è liberato del suo peso ed è divenuto fonte di umanizzazione e coesione sociale.

Ma questa nuova prospettiva si apre a un opposto rischio: quello di rendere improponibile l’equazione “lavoro = mangiare” e fare sprofondare l’etica del dovere in un’etica della realizzazione di sé.

“Anche l’enfasi sull’aspetto espressivo del lavoro può, tuttavia, dimostrare la sua debolezza interna, una debolezza che spesso diventa occasione per lo sfruttamento demagogico dell’emotività, particolarmente di quella giovanile: stimolare i giovani, infatti, a prendere il sé (piuttosto che i ruoli) come punto di riferimento e a sentire il lavoro sempre meno una questione di dovere e sempre più una ricerca di autorealizzazione, può portare a ufficializzare «il declino dell’etica del dovere e la nascita dell’etica della realizzazione di sé».

Tratto da Il mio posto. Sociologia della realizzazione

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