Campus Scienze umane

Pedagogia Epurare l’università. “Epurazione mancata”

06 Giugno 2017

Epurare l’università. “Epurazione mancata”

di Giovanni Montroni

I professori universitari nel dopoguerra sono chiamati a rispondere della loro fedeltà dominante durante il Ventennio: verso lo Stato, verso la comunità accademica o verso il fascismo.

La documentazione raccolta dalla Commissione per l’epurazione del personale universitario rende però evidente la logica di continuità istituzionale che guida quel procedimento: la rinnovata élite politica del Paese non intende scardinare gli istituti statali, ma inserirli in un nuovo contesto costituzionale.

Il concetto di “epurazione mancata” si consolida negli anni Cinquanta all’interno di uno scenario politico che, ormai dominato dai meccanismi della guerra fredda, spinge per la formazione di un centro politico liberale dal quale sono esclusi socialisti e comunisti e in cui anche gli ex fascisti possono tornare utili.

“Queste carte parlano del passato, spesso rimodulato attraverso palesi amnesie, bugie, invenzioni dei protagonisti-indagati, ma contemporaneamente rendono evidenti le logiche con cui le autorità ministeriali gestivano la massa di informazioni che la macchina epurativa produceva e le vie lasciate aperte ai professori per uscire senza perdita di prestigio dalle difficoltà di quegli anni e accreditarsi come una forza decisiva per la rinascita del Paese.”

Tratto da La continuità necessaria. Università e professori dal fascismo alla Repubblica

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