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Premi Letterari Strega 2016 - E. Albinati "La scuola cattolica"

25 Luglio 2016

Strega 2016 - E. Albinati "La scuola cattolica"

Sul banco degli imputati modelli familiari e sistemi educativi.

I finalisti Il 15 giugno scorso, nelle stanze di casa Bellonci a Roma, si è tenuta la votazione che ha decretato i cinque romanzi finalisti della 70esima edizione del Premio Strega. I titoli scelti sono stati “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati (Rizzoli), “Il cinghiale che uccise Liberty Valance” di Giordano Meacci (Minimum Fax), “La femmina nuda” di Elena Stancanelli (La nave di Teseo), “L'uomo del futuro” di Eraldo Affinati (Mondadori) e “Se avessero” di Vittorio Sermonti (Garzanti).

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Premio Strega Ad aggiudicarsi la 70esima edizione del Premio Strega è “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati (Roma 1956). Lo scrittore, già noto al pubblico come autore di romanzi e racconti (“Il polacco lavatore di vetri”, Longanesi 1989; “Svenimenti”, Einaudi 2004; “19”, Mondadori 2001), da anni affianca all’attività autoriale quella di traduttore e sceneggiatore.

“La scuola cattolica” è un’opera ambiziosa, capace di stupire sotto vari punti di vista. Le dimensioni - quasi 1300 pagine, uno dei più lunghi romanzi mai pubblicati in lingua italiana - sono solamente il dato più evidente; la stessa impostazione narrativa, infatti, presenta uno sviluppo singolare. La descrizione di un fatto di cronaca nera, a partire dal quale scaturisce la riflessione - il cosiddetto delitto del Circeo che ha scosso il paese alla metà degli anni ’70 -, occupa una porzione piuttosto ridotta del testo e si fa attendere per oltre trecento pagine. Ad essa tuttavia si allude continuamente, in ogni pagina del testo; con un andamento a cerchi concentrici, l’autore tenta di descrivere l’ambiente in cui si sono formati individui capaci di una violenza così efferata; la borghesia romana, il quartiere Trieste, la scuola San Leone Magno sono le coordinate in cui vengono iscritti gli attori della vicenda. Questa geografia del male, che è anche sociologia e antropologia della violenza, ha il suo centro nel sistema educativo e ricerca nei corridoi e nelle aule dell’istituto privato, frequentato dagli assassini come dall’autore, gli indizi di una virilità costruita su modelli fallimentari. L’adolescenza del maschio e la costruzione della mascolinità sono poste sotto una lente di ingrandimento, fino a illuminarne gli angoli più inquietanti.

Ora mi chiedo, con un certo anticipo sul racconto: si può applicare il perdono ai protagonisti del delitto che, pagina dopo pagina, mi sto avvicinando a trattare (troppo lento, divagante, direte, questo mio cammino? L’ho presa un bel po’ alla larga? Avete ragione: ma era la natura stessa del delitto a richiedere che se ne raccontassero i preliminari; o piuttosto, i cerchi concentrici che lo avvolgono, gli anelli che da un lato vi conducono, dall’altro se ne allontano come in certe insegne luminose. La scuola, i preti, i maschi, il quartiere, le famiglie, la politica. Potrebbe darsi che al centro del bersaglio non vi sia alla fine quel delitto, ma qualcos’altro… che se avete la pazienza di seguirmi scopriremo insieme), potranno essere perdonati a prescindere dal fatto che abbiano o meno scontato la pena comminata loro dallo Stato?

Nel testo si succedono, quasi senza soluzione di continuità, le riflessioni del protagonista, animate soprattutto dai ricordi della propria infanzia nel quartiere. L’incertezza tra autore, narratore e autore, come l’identità pressoché totale tra narrazione e riflessione (l’azione, infatti, è confinata al ricordo), fanno mettere in dubbio la stessa appartenenza al genere del romanzo. La bella prosa utilizzata per rendere chiari i procedimenti logico-argomentativi cede talvolta il passo a un linguaggio popolare, utilizzato per soddisfare il medesimo desiderio di ‘chiamare le cose con il proprio nome’; termini presi in prestito dalla filosofia e parole volgari convivono in una varietà di registri notevole. Il narratore, inoltre, sospende il racconto in più punti, chiedendo pazienza al lettore o, addirittura, invitandolo a saltare interi capitoli.

Abbiate pazienza se proseguo qui per qualche pagina a parlare di famiglia. Se non scrivessi ancora qualche riga, se non ci ragionassi sopra con calma, i ragazzi di questo libro resterebbero incollati come figurine su grandi fogli bianchi. La casa, i genitori, le abitudini, le regole, i silenzi, l’affetto, i soldi: devo riempire quegli spazi vuoti.

Costruire il dibattito

Di fronte a un delitto efferato, quale è stato quello del Circeo, l’autore ricerca nell’educazione ricevuta in ambito familiare e scolastico i semi di quella violenza irrazionale che, attraverso lo stupro, ha condotto all’uccisione di due ragazze. Un cortocircuito tra l’universo maschile e quello femminile o, secondo quanto pare suggerire lo stesso autore, tutto interno al primo. Ancora oggi le cronache riportano troppo frequentemente notizia dell’uccisione di giovani donne tanto che si è sentito l’esigenza di coniare un nuovo termine, ‘femminicidio’. Quali norme sociali contribuiscono alla sopravvivenza delle dinamiche di possesso alla base dello stupro e dell’assassinio? In che modo l’educazione e la scuola possono contribuire a disinnescare il germe della violenza di genere?

Storie a confronto

Ne “La scuola cattolica”, un caso di cronaca nera induce l’autore ad osservare al microscopio il rapporto tra educazione e adolescenza; in un raffinato intreccio di ricordi e riflessioni egli riserva una particolare attenzione ai cambiamenti delle dinamiche familiari e delle norme sociali nel periodo storico in cui quel crimine ha avuto luogo. Nel film “Il capitale umano” (2013), per la regia di Paolo Virzì, gli stessi elementi sono raccontati attraverso il linguaggio cinematografico: nella pellicola l’omicidio stradale di un ciclista rappresenta il momento in cui collidono le vite di due ricche famiglie della borghesia imprenditoriale brianzola. La ricostruzione della vicenda è affidata a quattro punti di vista differenti, quelli dei vari personaggi, e porta lo spettatore ad osservare da vicino la vita borghese, svelando un mondo fatto di valori negoziabili tra i quali la stessa vita umana. Nella Brianza degli anni 2000 ritroviamo gli adolescenti del libro di Albinati, ormai grandi, e i loro figli, a cui si affrettano a dire: «Abbiamo fatto tutto questo per il vostro bene.»

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Conoscere l’autore

- L’intervista all’autore su Rai Letteratura

- L’intervista all’autore sulle pagine di Left

Il parere dei lettori

- L’opinione di C. Raimo sulle pagine di Internazionale

- Le recensioni degli utenti di Anobii

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