Campus Italiano

Premi Letterari Campiello, Opera prima 2016 - G. Némus "La teologia del cinghiale"

31 Maggio 2016

Campiello, Opera prima 2016 - G. Némus "La teologia del cinghiale"

Autore misterioso, giallo filosofico, struttura corale: la formula del successo.

I finalisti della 54esima edizione Lo scorso 27 maggio, nell’Aula Magna di Palazzo Bo a Padova, la Giuria dei Letterati del Premio Campiello ha annunciato la cinquina finalista del prestigioso riconoscimento. I romanzi scelti sono “Le regole del fuoco” di Elisabetta Rasy (Rizzoli, 2016), “Gli ultimi ragazzi del secolo” di Alessandro Bertante (Giunti Editore, 2016), “La prima verità” di Simona Vinci (Einaudi, 2016), “Le cose semplici” di Luca Doninelli (Bompiani, 2015) e “Il giardino delle mosche” di Andrea Tarabbia (Ponte alle Grazie, 2015). Dovremo attendere il prossimo 10 settembre per scoprire quale tra questi titoli sarà il vincitore della 54esima edizione.

Premio Campiello Opera Prima È invece “La teologia del cinghiale” (Elliot, 2015) di Gesuino Némus ad aggiudicarsi il Premio Campiello Opera Prima, riconoscimento che a partire dal 2004 si è aggiunto a quello del concorso originario. L’opera ha vinto anche il premio Selezione Bancarella ed è ora finalista al Premio Bancarella.

Nelle prime ore dopo l’assegnazione in molti hanno creduto di trovarsi di fronte a un nuovo “caso Elena Ferrante”: il nome dell’autore è infatti fittizio (corrisponde a quello del narratore, interno alla vicenda) e ha subito acceso la curiosità di lettori e giornalisti. Nei mesi immediatamente successivi alla pubblicazione, tuttavia, l’autore aveva già calato la maschera, spiegando i motivi che lo hanno indotto a utilizzare quello che definisce un eteronimo. Matteo Locci, questo il suo vero nome, è nato in Sardegna e ha trascorso la sua infanzia nel piccolo centro di Jerzu in Ogliastra, la terra dove è ambientato il romanzo. Oggi ha 58 anni e vive a Milano.

“La teologia del cinghiale” si sviluppa su vari piani narrativi, in un lasso di tempo che va dalla fine degli anni ’60 ai giorni nostri. Il nucleo della vicenda, tuttavia, si svolge a Telèvras, piccolo paese di 3000 anime arroccato nell’entroterra ogliastrino: il ritrovamento del corpo di Bachisio Trudìno, a cinque chilometri dall’abitato, è solo il primo degli avvenimenti che sconvolge la vita della piccola comunità durante la calda estate del 1969. A indagare sull’accaduto da un lato il prete del paese, il gesuita Don Cossu, tanto filosofo quanto brillante detective, dall’altro l’impotente maresciallo De Stefani, affiancato dal carabiniere semplice Piras.

Era arrivato nell’aprile del ’65 e in quattro anni c’erano stati, nel circondario di sua competenza: 2 sequestri senza rilascio, più di 50 furti di bestiame, circa 30 risse con ferite da pattadèsa, 7 suicidi per impiccagione e, senza tener conto di quello di Bachisio Trudìnu che era ancora incerto, 3 omicidi senza cadavere.
Totale: 62 reati gravi (suicidi compresi).
Colpevoli trovati: 0 (suicidi a parte).
Sospettati: 2.873. A parte don Cossu, praticamente tutto il paese di Telévras.

Gli eventi di quei giorni sono destinati a segnare profondamente Matteo Trudìno e Gesuino Némus, due dodicenni le cui vite straordinarie ruotano intorno alla canonica del paese. Solo loro, infatti, sanno veramente come sono andate le cose.

“La teologia del cinghiale” è un romanzo eclettico, che forza i confini dei generi letterari in cui di volta in volta il lettore è tentato di collocarlo. È un giallo, se guardiamo alla trama, ma è anche un romanzo di formazione, quella di Gesuino Némus, il personaggio che a distanza di più di quarant’anni dai fatti trova il modo di riordinare il passato e raccontarlo. È un romanzo corale in cui alla voce del narratore si aggiungono quelle degli altri personaggi, di Don Cossu e dei compaesani, come della saggezza popolare, dei proverbi e delle filastrocche. È un romanzo divertente e erudito, in grado di strappare risate di cuore come di proporre arditi riferimenti letterari al lettore.

La lingua è funambolica; i vari piani del racconto si distinguono per l’avvicendarsi di dialetto e italiano, di una lingua piana e di sezioni prive di punteggiatura, inserite, quest’ultime, per evocare il flusso libero di pensieri del narratore. Il lettore è talvolta chiamato a prendere parte alla vicenda, assumendo ora il punto di vista di un personaggio ora quello di un animale che assiste alla scena. L’ironia pervade quasi ogni riga del racconto ma sa farsi da parte per lasciare spazio a brevi concentrati di poesia.

In sardo, scoprirete, si dice su spantu, la meraviglia, lo stupore ma anche la paura.

 

Costruire il dibattito

La ricerca della verità è solo una delle linee narrative che compone il romanzo. Parallela sembra correre quella della follia, che insistentemente riaffiora nella storia: dal primo capitolo, che si apre con la filastrocca amara e malinconica di Antoni Esulògu, alla seconda parte del romanzo, in cui lo stesso Gesuino rivela di aver passato gran parte della sua vita in manicomio. È lecito chiedersi se l’autore abbia voluto conferire un ruolo di rilievo alla pazzia e, in caso affermativo, quale sia tale ruolo. Esiste un rapporto tra follia e verità?

 

Storie a confronto

In alcune pagine della storia fa la sua comparsa Fabrizio de Andrè. Il celebre cantautore genovese conosce Gesuino durante la sua degenza presso la casa di cura “Quam Vales”, sulle rive del Lago Maggiore: il suo è solo un breve passaggio ma fornisce il pretesto per inserire nel racconto il testo di “Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)”, canzone contenuta nell’album Non al denaro non all'amore né al cielo del 1971.

Se guardato più da vicino, il gioco di specchi che permette a Gesuino di riconoscersi nell’uomo di cui parla la canzone introduce un altro volto: per la scrittura di questo testo De Andrè si ispirò infatti a uno dei componimenti contenuti nella celebre “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, l’epitaffio del venticinquenne Frank Drummer, ritenuto pazzo dai suoi compaesani perché incapace di esprimere i suoi pensieri attraverso il linguaggio.

Se vuoi accedere a ulteriori approfondimenti sul romanzo di Gesuino Némus clicca sui link in basso e scopri i contenuti che abbiamo selezionato per te.

 

Conoscere l’autore

- L’intervista dell’autore a La nuova Sardegna

- L’intervista all’autore su Fahrenheit Il parere dei lettori

- Le recensioni degli utenti di Anobii

- Le recensioni degli utenti di Goodreads

Per condividere