Campus Greco e Latino

Lingue 'vive' Rimandare alle calende greche

08 Gennaio 2016

Rimandare alle calende greche

Il termine kalendae (pron. “calènde”), da cui è derivato nella nostra lingua il nome “calendario”, indicava presso gli antichi Romani il primo giorno di ogni mese dell’anno. La sua etimologia risale al verbo calo, che, come il corrispondente greco καλέω, significava “convocare, chiamare la popolazione a raccolta” ed è strettamente connessa a una cerimonia antichissima. Nella Roma delle origini, a partire dall’epoca monarchica (VIII-VI secolo a.C.), il trascorrere del tempo era infatti regolato sulla base dell’osservazione delle fasi lunari; all’inizio di ogni mese, che coincideva con l’apparire della luna nuova nel cielo, uno dei sacerdoti della città, chiamati pontefici, radunava la popolazione sul colle del Campidoglio: con questa cerimonia annunciava l’inizio del mese e stabiliva i giorni in cui si sarebbero verificate le successive ricorrenze mensili (come le “none”, che potevano cadere nel quinto o nel settimo giorno) e le “idi” (nel tredicesimo o nel quindicesimo giorno del mese).

Il termine calende era però completamente sconosciuto nel mondo greco: le calende greche, in pratica, non esistono. Per questo motivo l’espressione “rimandare alle calende greche” viene ancora oggi utilizzata per criticare chi tenta di dilazionare il più possibile o, addirittura, di rinviare senza fine un impegno che non vuole mantenere.

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